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DESCRIZIONE: un
uomo, per motivi che non riesce a comprendere, si ritrova a entrare
in continuazione nel medesimo bar. Una volta fuori, dimentica di
esserci stato e si pone alla ricerca di qualcosa, per poi
terminare regolarmente nel solito locale. Sarà il barista, di volta
in volta, a rammentargli cosa ha detto e fatto l’ultima volta in cui
si sono visti.
È questo l’intrigante spunto di partenza di “Ipotesi di viaggio”,
nel quale Silvia Obici ci rivela la potenza immaginifica della sua
scrittura, architettando una storia in cui gli elementi classici
della narrativa thrilling (l’omicidio, la vendetta, le immagini
cruente) vengono abilmente miscelati con quelli di generi differenti
(il giallo, il noir, la letteratura fantastica e umoristica,
l’horror, la gangster story). Nel mezzo, ricordi, rievocazioni e una
ricostruzione “per tappe” delle complesse vicende alla base del
plot, nonché gli straordinari squarci surreali – visioni, incontri e
dialoghi – che suggeriranno ai protagonisti quale strada seguire per
poter giungere alla fine del loro viaggio.
CONSIGLIATO
A: a chi
ama le storie complesse ma non macchinose, i finali ad effetto, le
atmosfere gialle e noir, il thrilling metafisico e surreale di
Matheson e Sclavi, o i racconti fantastici di Buzzati; a chi
apprezza gli scrittori che sanno lavorare sul serio di fantasia; a
chi ha visto e apprezzato un film come “Strade perdute” di Lynch; a
tutti coloro che, leggendo un libro zeppo di misteri, ogni tre
pagine si divertono a prevedere come finirà il romanzo.
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