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UN TIZIO CON IL CAPPELLO COLMO DI SOGNI
Molti erano i
copricapo che avrebbe voluto indossare. Avrebbe voluto sostenere una feluca
e credere di avere in testa il cappello di uno spiritoso goliarda o di un
coraggioso ufficiale della marina o addirittura di recare sul capo una barca
fenicia. Avrebbe bramato portare il colbacco per cavalcare le steppe
sfidando Strogoff o reggere una bombetta per lavorare per i maghi della
finanza o per i servizi segreti britannici o afferrare un cilindro per
estrarne colombe. Decise infine d’indossare la coppola, per rammentare le
sue origini, quando partì dalla Sicilia per lavorare in una fabbrica del
nord. Sul lavoro non aveva avuto modo di cavare dal suo copricapo conigli
bianchi o creatività: in fabbrica l’estro era bandito, perché tutto doveva
essere prodotto in serie secondo uno schema predeterminato. Forse per
reazione a tanti decenni nella catena di montaggio, nel tempo libero gli
piaceva uscire dagli schemi, operare a tempo perso ed essere tanto
improduttivo e inventivo.
Gli piaceva deambulare in via Archimede, piazza Da Vinci, via Paracelso,
passeggiare in via Darwin, via Copernico, camminare in via Volta, via Jenner,
via Edison illudendosi che la metropoli fosse pervasa dal fervore creativo
di scienziati ed inventori. Il signore con la coppola si lasciava sempre
cogliere da nuove idee. Un lunedì, ad esempio, gli balzò in mente di ideare
uno spremi-tubetti. E subito si precipitò ad acquistare tubetti di maionese,
di mostarda, di dentifricio, di crema idratante… per collaudare la sua
invenzione. Era più fertile di Edison o, come diceva la moglie, più
prolifico di Marcovaldo.
Si mormorava che il signore con la coppola tenesse il cappello per evitare
che le idee gli volassero via. In effetti lui tendeva a produrre sempre
nuove idee che lo distraevano e lo sviavano irrimediabilmente da quella
vecchia. Allora, per non scordarle, le compilava su dei biglietti, che però
dimenticava in giro. Per non smarrirli, ecco che li infilava sotto il
cappello ― i foglietti s’intende ― e con essi le idee. Gli balenava sempre
in testa un nuovo progetto… e qualche volta, rimbrottava la moglie, gli
faceva perdere la testa. Questo è solo un modo di dire, ma la sostanza della
questione è che subito era colto da un nuova idea che gli faceva
smenticare quella vecchia. Un martedì, ad esempio, aveva escogitato un
olio combustibile a base di colza per i motori Diesel. Cominciò, quindi, a
concepire nuove macchine, motori, carrozzerie, con abitacoli degni di
un’astronave, scordando di testare il carburante. Quando la moglie gli
rammentò: <Ma non dovevi collaudare un nuovo combustibile vegetale?> allora
ritornò sulla colza ma, mentre in cucina sperimentava le cotture, gli venne
in mente di aprire una pizzeria per vegetariani con fricassee, timballi,
soufflé o intingoli a base di colza.
Il signore con la coppola aveva la testa rapita perennemente da una nuova
idea, che lo portava sempre più lontano. La moglie gli diceva che non aveva
i piedi per terra. Lui si giustificava notando che, se si resta troppo
affossati nel suolo, si rischia di sprofondare nell’arida terra della
routine. La moglie gli rinfacciava che il suo comportamento non ammetteva
scuse e che aveva la testa fra le nuvole. Infatti, non appena aveva un’idea,
cercava subito di realizzarla, ma, rimproverava la consorte, non
concretizzava nulla, perché, nel momento cruciale, non passava all’atto. Tra
il dire e il fare, si perdeva in un mare troppo vasto… o provava ad
allestire progetti troppo ampi, o grandi quanto il Titanic. Un mercoledì, ad
esempio, gli saltò in mente di prospettare un’agenzia di scuse: se ad
esempio aveste avuto il vizio di arrivare in ritardo al lavoro, o a casa
dalla moglie, o se aveste dimenticato il compleanno della partner o
l’anniversario di matrimonio, ecco che la società del signore con la
coppola avrebbe fornito una giustificazione o uno stratagemma sempre
diverso, ma credibile per legittimare la mancanza del cliente; ecco quindi
che per gli automobilisti sarebbe stato estratto l’asso nella manica di una
gomma sgonfia, dell’olio finito o l’espediente della batteria scarica; per i
passeggeri del treno o del tram un provvidenziale suicida si sarebbe
lanciato sulle rotaie... e per i pedoni una vecchietta da soccorrere si sarebbe
spezzata apposta il femore.
Si narra che il signore con la coppola non levasse mai il copricapo,
nemmeno quando andava a letto con la moglie. Un giovedì di alcuni anni fa la
signora dell’uomo con la coppola, per riportare il marito sul pianeta terra
ed evitare che si perdesse sulla luna delle fantasticherie, pensò di
affidargli la responsabilità di accudire un essere vivente. Non si fidò
comunque di fare un figlio, ma ripiegò su un cane. Comprò un barboncino e
poi disse al marito che avrebbe dovuto occuparsene lui, perché lei era
troppo impegnata a lavorare. Subito, il piccolo Argo, che ribattezzò Ergo,
risvegliò la bestia dell’immaginazione che si annidava sotto la sua coppola:
pensò quindi di sfruttare commercialmente l’abbondante e morbido pelo
prodotto dai barboncini, per una nuova linea di piumini. Per farlo desistere
da quel progetto, la moglie sostituì il barboncino con un volpino. Allora,
il signore con la coppola ideò un nuovo concime agricolo d’origine canina…
La moglie ripeteva ossessiva al marito gli stessi fonemi, gli stessi versi,
proprio come un grillo parlante… e il signore con la coppola replicava che
un giorno al Museo della scienza e della tecnica, avrebbero aperto una
sezione dedicata ai suoi progetti, grande quando il sommergibile Toti. E la
moglie replicava: <Pesante come il Toti e sommersa come il Titanic!> Si
narra che un venerdì il signore si sia tolto la coppola per grattarsi la
testa, proprio quando era in mezzo alla folla: si mormora che subito lì
vicino la folla abbia cominciato a trepidare e a comprare fazzoletti di
carta da un venditore ambulante cinese per piegare fiori, aironi, fenici,
draghi, lupi alati di carta, mentre ballavano sulle musiche gitane di un
suonatore di violino slavo.
Il signore con la coppola si cimentava nelle sue imprese solo per il
piacere di farlo e quindi non amava che qualcuno sbirciasse nella sua vita,
proprio come stiamo facendo noi adesso. Voleva restare anonimo e rimanere
confuso, nascosto, protetto nella folla.
genere:romanzo
surreale
numero pagine: 200
prezzo: 10,90 euro