Lo sportivo da spiaggia

 
Lo sport da spiaggia per eccellenza rimane la pallavolo, giocata rigorosamente con regole spurie.
Innanzitutto, viene modificato il numero dei partecipanti: da sei contro sei a diciotto contro diciotto.
L’alta densità di giocatori per metro quadro fa sì che venga bandito il tuffo in avanti, onde evitare di abbattere come birilli i propri compagni di squadra.
È vietato altresì rivolgersi alla palla urlandole:
“Mia!”.
Si sa infatti che ad un simile richiamo (la scienza non ha ancora spiegato il perché) tutti i presenti si gettano contemporaneamente sulla palla, e che a nulla vale urlare l’aggettivo contrario (“vostra”), perché in questo caso nessuno si degnerà di prenderla…
È noto, infine, che parecchi ragazzi utilizzano proprio questa tecnica per saltare addosso alle giocatrici più formose: peccato che le ragazze lo sappiano, e nelle fasi di gioco tendano spesso a cambiar di posto, cedendo il proprio a qualche omaccione dai gusti sessuali ambigui… 

Altro oggetto molto usato sulla spiaggia è il frisbee, sorta di variopinto disco volante in grado di suscitare stupore con le sue evoluzioni aeree, ma anche rabbia e attacchi isterici qualora non venga utilizzato con la dovuta accortezza. Tutto sta in chi lo manovra. Un frisbee usato male può divellere cornee e scoperchiare calotte craniche. Un frisbee ben adoperato, invece, può rendervi popolari in molti modi: i lanci alti e lunghi, a planare, attirano spesso gli sguardi d’ammi- razione dei bagnanti.
Un turista tedesco, una volta, per conquistare l’at- tenzione della ragazza amata, lo sparò talmente in alto che il frisbee scomparve sotto gli occhi di tutti noi, divenendo un puntino in movimento nel cielo.
Ricadde a distanza di dodici giorni, recando con sé un simpatico peluche di koala e una scatola di ciocco- latini con la scritta “I love you”.
Una volta che il frisbee si fu posato sulla spiaggia, realizzammo che il koala era vero. 

La corsa, invece, è uno dei pochi sport praticati regolarmente da entrambi i sessi. Tuttavia, è facile distinguere coloro che lo praticano seriamente da coloro i quali utilizzano la corsa per attirare su di sé l’attenzione dei bagnanti.
I primi, difatti, compaiono in spiaggia già alle sette del mattino, saltellano qua e là per un’ora, poi fanno il bagno in mare e tornano in campeggio.
I secondi, invece, attaccano a correre esclusivamente attorno alle undici, con la spiaggia già strapiena di persone. Unti da far schifo, esibiscono bicipiti ste- roidizzati o tette ultrastrizzate, occhiali da sole a specchio e abbronzature perenni. Corrono a testa alta, elaborando (con l’unico neurone a disposizione) veloci quanto improbabili indici di gradimento, basati sul numero di persone intente a guardarli.
Naturalmente, chi li osserva lo fa per potersi abbandonare a qualche battuta triviale,non certo per interesse (maniaci sessuali e tredicenni infoiate a parte).
C’è perfino chi approfitta della loro untuosità, sottraendo olio prezioso dai loro corpi bitorzoluti: esiste gente capace di risparmiare sull’abbronzante per settimane, semplicemente attendendo il loro passaggio per poter riempire le boccette vuote.
Non è cosa rara, inoltre, vedere alcuni di questi soggettoni correre felici per la spiaggia, con una trentina di bruschette appiccicate alla schiena.

C’è, infine, chi si diletta anche in campeggio nello sport “marino” per eccellenza, la pesca.
Questo sport è noto per il grado di follia che contraddistingue la maggior parte dei suoi adepti. Altrettanto nota è l’abnorme sproporzione che intercorre fra lo sforzo (economico, ma non solo) affrontato dal pescatore, e la risultante dei suddetti sforzi. Il pescatore medio spende centinaia di euro per acquistare lenze, esche, galleggianti, arpioni, maschere subacquee e  quegli stupidi cappelli da pseudo esperto, restando sugli scogli (o sott’acqua) per ore.
Tutto quel che ne ricava, di solito, non è più grande di un’aringa.
Molti pesci, commossi dalla dedizione con cui questi individui si sforzano di catturare alcuni di loro, abboccano volontariamente all’amo. I più caritatevoli si cospargono di menta e rosmarino, oppure indossano vestiti di carta stagnola per agevolare il lavoro delle mogli dei pescatori, le vere vittime di quell’insana passione chiamata “pesca”.

 

I sognatori

Camp attack
Larry Lisca
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genere: umoristico
totale pagine: 131
prezzo: 9,90 euro

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