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“E’ una parola! Come si fa a descrivere Lapsus? C’è di tutto e
anche il contrario di tutto… Molteplici personaggi secondari che
riappaiono quando meno te l’aspetti. Citazioni e richiami da Salgari
alla mitologia greca fino alla musica pop e alle fiabe. Salti temporali.
Spazi bianchi, spazi neri, brani scritti alla rovescia, in cerchio,
immagini alternate alla scrittura fatte di scrittura. Ma tutto ha un
perché, tutto si riallaccia a qualcosa. Bisogna stare sempre attenti e
vigili… Raramente mi è capitato di assistere a un tale sfoggio di
fantasia e immaginazione…”
Patrizia
“Il libro mi è davvero piaciuto e lo dico con tutta la sincerità di cui
sono capace. Mi sono lasciato trasportare sbalordito dai versi e dai
suoni delle filastrocche. E dal primo rigo sono sempre rimasto
sull’attenti conscio della presenza di particolari che poi si sarebbero
resi utili alla comprensione totale. Inoltre questo ha richiesto un
grosso impegno perché la scrittura di Flavio Pagani è realmente strana e
fantasiosa…”
Benito
“Una copertina che è una vera opera d’arte e 197 pagine di geniale
delirio… Lapsus non è un romanzo ordinato, dove sia facile
riappropriarsi del filo logico. Badate, un filo logico c’è, ma rimane
volutamente sepolto sotto una ridondanza di suggestioni che rimandano
continuamente all’attualità e alle avventure di Salgari, alla politica e
alla magia delle favole, alla denuncia sociale e ai vecchi cantastorie
di paese. Lapsus è una summa di ciò che tutti noi oggi siamo e delle
radici che ci portiamo dietro… Posso solo aggiungere che questo stile
indefinibile, un po’ Pennac, un po’ Benni, un po’ Calvino, non è nelle
mie corde. Ma questo non toglie valore all’opera di questo scrittore
esordiente e assolutamente originale.”
Laura
“In effetti in Pagani, per utilizzare
una metafora gastronomica, c’è un miscuglio di ingredienti: qualche etto
di Omero, un pizzico di Calvino e di Rodari, una spennellata di Benni e
Pennac, una grattugiata di Queneau, Salgari a tocchetti, e ancora aromi
di Verne, Ende, di Carroll e qualche altro ingrediente misterioso per il
quale potremmo anche indire un concorso… E allora diciamocelo chiaro e
tondo: Pagani è Pagani e nulla più… Lapsus scardina i binari del
romanzo convenzionale presentandosi come un’opera a tasselli, di
godibile lettura… Le invenzioni del nostro autore dilagano,
l’immaginazione si fa torrenziale e trita e spezzetta storie, aneddoti,
vicende e situazioni in un pastiche di generi e stili: romanzo
d’avventura, racconto gotico, denuncia sociale, fiaba per bambini, fiaba
nera per adulti, fumetto, allegoria e parodia, gag, ecologia e politica,
gioco linguistico e/o figurativo e chi più ne ha più ne metta”
Alberto
“Inclassificabile è la parola che mi frullava nella testa mentre leggevo
questo romanzo perché è inutile ricercare echi da inseguire… Mentre il
lettore viene risucchiato dalla storia e assiste sbigottito a una serie
di eventi tutt’altro che ordinari, l’autore piazza delle trappole qua e
là: giochi di parole, personaggi che si divertono a spuntare
all’improvviso tra le pagine, frasi capovolte. Lo scrittore ci
punzecchia con spilli di fantasia per destare la nostra attenzione e
voltare la pagina è come svoltare l’angolo: non sai mai chi potresti
incontrare… Scrivere cose per dirne altre, in questo Flavio Pagani è
proprio bravo. Con il pretesto di raccontare una storia, inserisce tante
considerazioni sulla società, sull’amore, sulla meschinità di certe
persone, sul nostro modo di vivere, senza risultare mai banale o peggio
pedissequo… Un libro che per stile e contenuti non ha eguali”
Aurora |