![]()
“Lucilla Galanti ha solo 20 anni, e sembra incredibile. L'ottimo stile,
la proprietà di linguaggio che si permette di sperimentare espressioni
non convenzionali, la bravura nel descrivere gli abissi della mente
umana mi fanno pensare ad una persona ben più matura… Dalle prime righe
ho riconosciuto le caratteristiche dell'alienazione, intesa come
l'essere alieni rispetto al resto del mondo, il non comprendere e non
essere compresi, in tre parole l'assenza di comunicazione... Verso la
fine ero praticamente snervata, stanca ma ammirata da tanta bravura.”
Patty
“È un libro inquietante, malato, disturbato, delirante, grottesco.
Lucilla Galanti non ci risparmia nemmeno le descrizioni più
raccapriccianti ed è impietosa nel delineare situazioni facilmente
riscontrabili nella vita di tutti i giorni… L’autrice sconfina in
territori nuovi con la sua scrittura per accompagnare il tema del doppio
che s’infila di continuo nella narrazione... È una bella sfida quella
che ci lancia la scrittrice perché se i libri sono scrigni che
lentamente si schiudono per rivelarci la loro luce, il libro di Lucilla
Galanti è avvolto nelle tenebre e solo qualche fulmine improvviso e
inaspettato che con intensità lacera la pagina, può illuminarci per
brevissimi istanti”.
Pungola
“Questo libro lo chiamo “tracce di formazione”. Perché a leggerle tutte,
le 145 pagine del libro, sembra che ti rimangano addosso queste tracce,
queste impressioni… Lo stile di Lucilla è un incastro di ironia nera,
nerissima, di quelle che mi fanno impazzire, e lucida follia. Aggruma
parole, una dopo l’altra, e costruisce il suo universo oscuro, spietato
e assurdo in cui tutto, anche se non ha una spiegazione, funziona lo
stesso… Il libro è strano, t’incolla addosso lo stesso straniamento
della protagonista, e il procedere degli eventi è assolutamente
imprevedibile. Da leggere”
Matteo
“Lucilla Galanti è senza dubbio una penna da tenere d’occhio. Per almeno
tre buone ragioni: è giovanissima (21 anni), ha una poderosa
immaginazione e una scrittura ben strutturata, capace di trascinare il
lettore anche in quelle plaghe remote dell’io narrante dove molti autori
si sono arenati nel pantano del solipsismo, col penoso esito (ahimè) di
far naufragare di fatto i loro progetti narrativi… la scrittura gergale,
piana, scarnificata nelle descrizioni accessorie ma precisa e puntuale
nel riferire percezioni e emozioni del suo oggetto – quasi una autopsia
in diretta – apre improvvisamente le danze su scenari intrisi di
visioni, di iper-realtà. L’incubo e il grottesco dilagano e il pensiero
corre inevitabilmente a riferimenti paraletterari come le arti
figurative (Munch, Schiele) o cinematografiche (Cronenberg, Ken Russell,
il primo Polanski)… La Galanti presenta una naturalezza fuori del
comune, evitando quasi “acrobaticamente” cadute di tono,
autoreferenzialità e scimmiottamenti di modelli”
Alberto
“Difficile uscirne, dall’ultima pagina, senza aver provato tutta
l’angoscia di cui il testo è pervaso.
Molto realistico e dallo stile notevole, se poi si scopre che l’autrice
non ha nemmeno 21 anni allora si può certo urlare al capolavoro!”
Valeria